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La rivoluzione femminile: quando le operaie violentarono un sindacalista

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Tutto cominciò dalla navetta
Il cottimo e i licenziamenti e alle tre si diceva il rosario 
Nuda per satana. I magnaparticole e il 68

Prendete una soluzione di Solfato di Rame (incolore e trasparente) e aggiungete goccia a goccia una soluzione basica come Soda caustica, per molto tempo non succede niente, poi , improvvisamente la soluzione si colora di blu e lentamente si depositano sul fondo dei cristalli blu.        
Lo stesso avviene  in politica e nella società: una serie di elementi continuano a reagire e a modificarsi in un immobilismo apparente  finchè un evento scatenante fa precipitare tutto. Vi è un prima e un dopo e il dopo non sarà mai più uguale al prima.           
Forse quelcuno penserà che rispetto al 19 aprile 68 di Valdagno stia mettendo troppa carne al fuoco, situazioni che sembrano essere senza relazione apparente. Ma credo che non sia così: non vi sarebbe stata la crisi occupazionale senza la rivoluzione tecnologica, non vi sarebbe stata la rivolta senza il crollo del sistema di consenso e controllo del Marzotto e della Chiesa. Tra gli ultimi aspetti che voglio ricordare è la rivoluzione delle donne.
Per capire la rivoluzione è necessario dire cosa erano prima le donne.
Intanto erano all'interno di una società nettamente agricola (circa il 60% viveva della terra) e patriarcale. La famiglia contadina viveva un sistema di autosufficienza che ruotava attorno alle vacche (in genere 3 o 4, due che facevano latte e una gravida) che producevano latte e letame. Il letame era importante quanto il latte perchè serviva a concimare i campi. Alla donna era, quasi sempre, affidata la cura delle bestie, che significava mungerle sera e mattina, levare il letame con la forca e la carriola e portarlo nella concimaia esterna, alimentarle con fieno d'inverno ed erba fresca d'estate.
Oltre alle vacche la donna doveva badare alle galline di cui alcune dovevano esser esempre in cova. Dalle galline si ricavano le uova che servivano per fare la pasta. Ogni mattina, ogni mattina alle otto si impastava la pasta all'uovo, veniva stesa ad asciugare e alle 11.30 veniva posta in pentola e a mezzogiorno in punto versata in tavola. Il condimento erano i fegatini della gallina a cui, sempre la donna, aveva tirato il collo, tolto le penne e i visceri. La gallina veniva cotta, di solito in intingolo; cambiava questa dieta il periodo post natale quando, dopo la macellazione del maiale la carne e i grassi erano quelli del porco. A sera e mattina polenta e latte. Sempre la donna, una volta ogni 20 giorni doveva impastare il pane e cuocerlo nel forno. Il pane poi veniva messo in un sacco appeso al soffitto per evitare che venisse mangiato dai topi. Di passaggio dirò che non esisteva l'olio di oliva: l'insalata era condita con il lardo (crudo), le frittelle cotte nel colà (sugna). Il poco olio di oliva era una roba schifosa e fetente.
I Single (detti anche "a vita sola") che non avevano una madre o una sorella che facesse due uova di pasta avevano una vita ben grama. Questo almeno fino al 63-64. Non esistevano, o meglio erano poco venduti, prodotti industriali come la pasta.
Le donne poi dovevano lavare e cucire, lavare nella fontana, d'inverno rompendo il ghiaccio.
Ai maschi erano riservati i lavori duri, e vi prego di credere che rano tanti ed erano veramente duri.
L'economia familiare era poco al di sopra della mera sussistenza e, negli anni 50, la differenza con il 1813 quando una carestia fece morire a Cornedo 500 abitanti su 4500 era che la produttività della terra era molto migliorata grazie ai concimi chimici e alle sementi selezionate.
La voce che permetteva un piccolo arricchiment familiare era il formaggio prodotto dalle latteria sociali fondate dai preti, il baco da seta e, ogni tanto, la vendita di un vitello da carne.
La donna passava dal mungere le vacche e pulire il letame nella stalla del padre al mungere le vacche e pulire il letame nella stalla del marito con l'aggiunta, non sempre piacevole, del sesso e della nascita di una schiera di figli. Alla ragazza, quando andava bene, capitava un marito che non beveva e non la picchiava.
Così da sempre e per sempre.
Poi, in breve tempo arrivò la rivoluzione.
La prima fu l'arrivo dell'energia elettrica. In paese c'era già, ma tra il 1955 e il 1963 si elettrificò tutto il modo rurale. La potenza era poca, a volte solo una lampadina da 40 candele (watt) in cucina e in stalla (la stalla aveva la precedenza perchè la lampada elettrica evitava il rischio incendio del lume a petrolio).
Ma la corrente elettrica significò la lavatrice. La frase magica per sposare qualsiasi ragazza era: "ti compro la lavatrice". La liberazione dalla lavanderia liberò una parte significativa del lavoro domestico femminile, a questo si aggiunga l'arrivo dei prodotti industriali alimentari che liberò un altro po' di tempo delle donne.
Nel frattempo era migliorato il livello di istruzione e nel 61 arrivà l'obbligo scolastico fino ai 14 anni.
Tutto questo rese disponibile una gran massa di manodopera femminile per le fabbriche che stavano sorgendo; spesso non in capannoni, ma in scantinati o vecchie stalle riconvertite.
Un punto però vorrei evidenziare: ad eccezione di donne anziane esperte che avevano già avuto esperienza lavorativa la gran massa di operaie erano ragazze tra i 15 e i 22 anni che andavano a lavorare con la prospettiva di farsi una dote e che erano convinte che la vita, una volta sposate, sarebbe stata come quella delle loro madri che abbiamo descritto. La prospettiva di una vita operaia era un cosa lontana dal pensiero della maggior parted i queste ragazze. Anche perchè una vita operaia era incompatibile con i 5-6 figli che si aspettavano di avere.
A questo punto tuttavia arrivò un altro elemento che modificò tutto: la pillola. Il sesso poteva essere separato dalla procreazione. Finiva la paura di restare incinte con la vergogna, per le donne non sposate, che ne conseguiva.
Fuori dalla famiglia di origine, con la prospettiva di tornare dopo pochi anni alla triste vita delle madri, nelle fabbriche di confezioni si generò una vera e propria rivoluzione sessuale. Come le Milf di oggi che vedendo sfiorire la loro avvenenza cercano esperienze a tutto campo le ragazze al lavoro tra il 1965 e il 1965 si scatenarono in un'orgia di sesso. 
A valdagno, primi anni 70, arrivò un carismatico sindacalista che girò in politica sindacale questa disponibilità: una scopata, una tessera; ma questo è un'altro discorso.
Ovviamente il bigotto mondo cattolico restò sconvolto da questo imprevisto puttanaio e qualcuno non mancava di redarguire le ragazze (e anche qualche donna adulta), finchè queste fiere donne non ne ebbero abbastanza e una sera, col pretesto di discutere gli straordinari di alcune buste paga, lo caricarono in macchina e lo violentarono.
Tutto ciò cosa ha a che vedere con il 19 Aprile? tutto e niente. Le ragazze appena descritte (confezioni) non erano direttamente coinvolte nella ristrutturazione della Marzotto, ma l'improvvisa apertura di un mercato del lavoro permise anche alle "anziane" (in genere mettifili e filatura) di alzare la testa e rivendicare dignità.
Più che il 19 aprile le donne della Marzotto furono lo spirito di resistenza l'anno dopo, durante l'occupazione della fabbrica.

  

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