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Valdagno il 19 Aprile-La giornata

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Tutto cominciò dalla navetta
Il cottimo e i licenziamenti e alle tre si diceva il rosario 
Nuda per satana. I magnaparticole e il 68 
La rivoluzione femminile: quando le operaie violentarono un sindacalista

La Marzotto non sembrava per nulla interessata ad aprire un negoziato, anzi si preparava all’appuntamento del 19 aprile mostrando i muscoli. Infatti, il 17 aprile la direzione aziendale convocò la commissione interna per comunicare la decisione di sospendere a zero ore tutti i lavoratori del gruppo tessitura per la settimana successiva, gettando così altra benzina sul fuoco.

Il venerdì lo sciopero doveva iniziare alle sette – un’ora dopo l’inizio del primo turno – ed attivisti operai, commissari interni e dirigenti sindacali si presentarono di buonora davanti ai cancelli per organizzare i picchetti, ma trovarono schierato un consistente numero di carabinieri. Già durante l’ultimo sciopero del 10 aprile essi erano intervenuti, ma quel mattino la loro presenza venne rafforzata dall’arrivo verso le 7:30 degli agenti di P.S., giusto in tempo per garantire l’ingresso degli impiegati alle 8.

Ricordiamo che lo sciopero era stato indetto dalla sola CGIL. Durante la manifestazione il sindacalista della CISL Centomo che si era speso per farla fallire è salvato dall’ira degli operai che vorrebbero picchiarlo. Si ricorda che la CGIL aveva 60 iscritti quasi tutti clandestini

In mattinata alcuni studenti universitari  avevano volantinato davanti alle scuole superiori di Valdagno incitando gli studenti a solidarizzare con gli operai in lotta, ed un corteo di circa 300 studenti raggiunse i cancelli della fabbrica

Fin dal primo mattino la situazione degenera perché i carabinieri, schierati a difesa della fabbrica, aggrediscono le donne sedute sulla scalinata  a fare picchetto. Qualcuna lavorava  anche a maglia ed erano sedute dando le spalle alla portineria

Improvvisamente i carabinieri si sfilano il cinturone delle manette, aggrediscono alle spalle  le donne e cominciano a picchiarle pesantemente . Alcune donne vengono portate via sanguinanti in ambulanza

I ne toca le done!” e’ l’urlo che percorre la folla che senza valutare i rapporti di forza, a mani nude, si lancia contro i carabinieri che, in minoranza numerica, vengono sopraffatti e costrettia a richiudersi nella portineria

La statua di Gaetano Marzotto abbattuta

A questo punto i carabinieri all’interno della fabbrica chiamano i rinforzi e nella tarda mattinata arriva una compagnia della Celere in assetto antisommossa. All’arrivo la polizia è subito attaccata dai manifestanti. Si registrano feriti da entrambe le parti.

Durante tutta la giornata proseguono scaramucce tra la polizia, che assieme ai carabinieri occupa la palazzina della portineria, e i manifestanti.

Dagli scontri della mattinata e successivi vengono trattenuti all’interno della portineria alcuni operai.

Si avvia una trattativa per il rilascio dei due operai trattenuti, viene chiamato il prof. Sergio Perin come mediatore. Intanto la folla degli operai si dirada e di fronte alla portineria rimangono un centinaio di persone

Verso le 17 il prof. Perin esce dalla portineria presentando la mediazione raggiunta: gli operai sarebbero stati rilasciati se l’assembramento si fosse sciolto.Una delle donne della mattina tira fuori dalla borsa della spesa una patata e la lancia verso la portineria rompendo un vetro.L’ufficiale della Celere ordina la carica verso i manifestanti e il lancio di candelotti lacrimogeni.

In brevissimo tempo l’area antistante la portineria si riempie di fumo. Una parte degli operai fugge verso la stazione, un’altra si sposta verso l’Agno e raccolti i sassi della massiciata ferroviaria comincia a lanciarli alla cieca, ad arco, oltre la pensilina 

 

Non si può escludere che alcuni sassi abbiano colpito altri operai (esempio il Fiorani), comunque la polizia picchia duro e in breve disperde o allontana le poche decine di manifestanti.

Nel frattempo i primi picchiati e feriti giungono alla stazione e in centro Valdagno. I lavoratori e la popolazione già indignata dall’aggressione alle donne di alcune ore prima cominciano a riversarsi verso la fabbrica dove si ricostituisce la situazione della mattina con le forze dell’ordine in minoranza.

Non è certo che in questo momento la Polizia abbia cominciato a sparare in aria, ma sembra che qualche persona con la testa sulle spalle abbia pensato fosse prudente dirottare la rabbia operaia dalla fabbrica ad altri posti dove non vi era polizia armata

I lavoratori di Valdagno e la popolazione di dirigono verso la piazza del monumento. Presa una corda da un vicino cantiere la legano al collo della statua e la abbattono.

Ricorda il Floriani "Dopo hanno cominciato a tirar giù il monumento. [...] Sono saltate fuori le corde, erano lunghe e grosse così! [gesto con la mano ad indicare un grosso cavo, n.d.A.]. Qualcuno è andato a prenderle in qualche contrada. Si sono arrampicati su delle scale – Marzotto era bello grande, sarà stato alto 7 o 8 metri – ed hanno attaccato la corda al collo. Al primo colpo è saltata una corda, si vede che era ben cementato, e allora pronti un’altra corda ancor più grossa. Una volta attaccata, si è sentito tutti gridare ohhh ohhp, tutta la piazza piena di operai, finché non è venuto giù sto’ monumento".

Contemporaneamente, o subito dopo, partono gruppi numerosi di lavoratori e cittadini che sfogano il loro furore sulle prorietà e i simboli dei Marzotto (Jolly Hotel, Fuso d’oro, ingresso villa padronale) 

In due ore, alle 19.30, è tutto finito. La gente quasi incredula e shoccata di quello che ha fatto si disperde, torna a casa o nei locali pubblici della città.

A questo punto arriva da padova il II Celere di rinforzo che mette la città sotto coprifuoco arrestando e picchiando senza alcuna discriminazione chiunque trovi per strada.

Vengono fermate 150 persone e arrestati 42 cittadini di Valdagno e dintorni.  La maggor parte di questi non solo non erano presenti agli episodi di ribellione precedenti, ma non avevano partecipato neppure alle manifestazioni e si erano recati verso la piazza del monumento per curiosità. Il caso ecclatante è quello di tre giovani che si erano recati al Rivoli per vedere un film contro il razzismo, su suggerimento dei loro insegnati e che, all’uscita dal film, vengono brutalmente picchiati, arrestati e trasportati a Padova. 

Sull’uso di altri ordigni, in particolare bombe a mano a basso potenziale, con i quali risultarono feriti anche sei giovani curiosi, venne successivamente aperta un’inchiesta che accertò il fatto. Il vicebrigadiere dei carabinieri Cosimo Calò fu rinviato a giudizio per lesioni aggravate nei confronti di Felice Randon, Gaetano Visonà, Ottavio Refosco, Tarcisio Toniolo, Antonio Zanotelli e Francesco Faloppi, i quali riportarono ferite guarite da dieci a trentacinque giorni. Condannato, venne amnistiato nel febbraio 1969, contestualmente alle sentenze di amnistia o di proscioglimento decise nei confronti dei manifestanti arrestati il 19 aprile. Si veda Amnistia per quasi tutti i dimostranti. Nove proscioglimenti con formula ampia, “Il Gazzettino”, 8 febbraio 1969, p. 4

 

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