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Qualcuno dice no!

L'incredibile storia della speculazione fronte MitEni

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Nella seconda metà degli anni 90 mi trovai a istruire pratiche edilizie per l’autorizzazione sanitaria e mi imbattei nella richiesta di sviluppare un supermercato/centro commerciale a 50 metri da una industria a rischio rilevante (riquadro rosso) che oggi è molto nota. La richiesta spaventò sia me che il mio capo.

Formalmente l’area era, nel PRG comunale, area commerciale, così cercai di capire come era nata un simile follia.

L’abbiamo fatto apposta” mi disse il capogruppo PCI che aveva approvato il PRG “per impedire che l’industria chimica pericolosa si allargasse”. C’era di che far cascare le braccia: per limitare i rischi mettono accanto a una bomba un asilo nido.

Comunque convocammo gli istanzianti e cercammo di ragionare. Se volete mettere un autosalone, dicemmo, può anche starci, ma un supermercato presenta dei problemi di in gestibilità.

Non preoccupatevi, fu la candida risposta, non costruiremo niente, ci interessa la concessione edilizia e basta perché quella zona sta per essere vincolata nel piano territoriale di coordinamento della Provincia perché (fascia blu) lì dovrebbe passare la pedemontana, e se in futuro  espropriano avrebbe un valore maggiore.

La cosa, quella volta si risolse in sede di conferenza dei servizi dove l’ufficiale dei VV.F. testualmente affermò: “per me in quella zona possono starci solo i campi di mais”.

In seguito le competenze ambientalli passarono all’ARPAV e fu l’inizio del disastro.

Miteni piani emergemza
Comunque qualche anno dopo, con i VV.F., l’Azienda e il comune stendemmo il Piano Territoriale di Emergenza (Legge Seveso).

Il PTE è un piano prevenzione conseguenze incidenti. L’incidente più grave ipotizzabile era la rottura di una cisterna di Acido Fluoridrico (una cosa terribile che scioglie anche il vetro); fatte le opportune valutazioni, calcolati i tempi di intervento (anche con il sacrificio umano degli addetti all’emergenza), calcolato il vento possibile, la fascia di pericolo era quella indicata dal cerchio giallo.

Vennero date prescrizioni sia alla fabbrica che alle istituzioni che avevano partecipato alla stesura del piano. Si evidenzia che l’area di fronte alla fabbrica non doveva essere occupata da alcunché. Il piano Territoriale di Emergenza della Provincia di Vicenza del 2005 testualmente riporta

Si tratta di uno stabilimento la cui attività è indirizzata alla produzione di intermedi fluorurati di chimica fi ne utilizzati nel settore farmaceutico ed in quello agrochimico; alcune tipologie di prodotto sono utilizzate nel campo elettrico ed elettronico. Tra le numerose sostanze stoccate, si segnalano per quantità: cloro ed acido fluoridrico. Lo stabilimento è situato nel comune di Trissino ed è precisamente localizzato in un’area non urbanizzata (prettamente agricola), ma nei pressi dello stabilimento sorgono alcune attività industriali ed è in fase di realizzazione una nuova area industriale. In emergenza sono previsti blocchi stradali.

Attraverso una sequenza di atti che mi è sconosciuta il Comune di Trissino approvò la realizzazione di una serie di piattaforme per il fotovoltaico sui terreni del Marzotto (Giannino, oggi deceduto), la Regione Veneto prevedeva che il fotovoltaico non fosse collocato al suolo, vennero così realizzate strutture prefabbricate sul cui tetto vennero posti i pannelli. Strutture che poi potevano essere chiuse e diventare capannoni ; forse non furono estranei a tale approvazione i finanziamenti che il Giannino Marzotto fece pubblicamente alla Lega e a Forza Italia; un milione di € ciascuno giustificando l’elargizione con il fatto che approvava la politica della Lega a livello Locale e quella di Forza Italia a livello nazionale.

Fatto è che la fascia di rispetto scomparve dal piano territoriale di salvaguardia della Provincia, poi grazie al silente devastatore Del Rio scomparvero anche le Provincie e il percorso della Pedemontana nella zona venne previsto in galleria alle spalle della fabbrica stessa.

Nessuno che si chiedesse: ma quanto costa questa roba? Non è che un paio di km di galleria siano un costo insostenibile?  Nessuno.

La vicenda tuttavia non è finita qui perché i supporti per il fotovoltaico sono stati progressivamente riempiti come potete vedere passando di fronte oppure su street view di Google earth. Qualcuno, foto in alto a destra è ancora privo dei muri perimetrali, ma altri hanno all’interno aziende e uffici

   
 

Sarebbe utile seguire il percorso delle pratiche e vedere se vi sono state irregolarità amministrative; sarebbe utile sapere se le ditte che riempiono i capannoni sanno di essere accanto a una bomba atomica; sarebbe utile se vi fosse una opposizione. Ma oggi l'opposizione (da Rifondazione ai 5 stelle) nuota solo dove si tocca (ossia fa opposizione solo dove gliela permette la Lega) e il M5S, in particolare, pensa che la politica sia mandare a casa qualche ladro piuttosto che indagare se e come si ruba

Comunque allo stato attuale è evidente che gli speculatori che hanno cancellato il piano territoriale della Provincia, che hanno deviato in galleria la pedemontana, che hanno fatto approvare in spregio a ogni criterio di prudenza e sicurezza la collocazione di aziende nella zona ad alto rischio hanno un elevato interesse a far sì che la MitEni chiuda. Forse non era nelle loro intenzioni originali, ma oggi la MitEni è un fastidio. Forse la chiusura della fabbrica farebbe comodo anche alla proprietà della fabbrica stessa che porterebbe gli impianti all'estero e ridurrebbe l'occupazione. Questo sospetto mi viene dal fatto che all'agibilità dei capannono fronte MitEni non mi risulta che l'azienda abbia presentato opposione od osservazioni.

E qui si innestano le oche starnazzanti del NO PFAS che su un rischio collocabile tra la carne rossa e le caramelle Formitrol hanno montato una campagna terrificante che, oggettivamente, fa gli interessi di questi speculatori.
Mi chiedo e vi chiedo: ma questi sono pagati da questi speculatori o la loro idiozia è gratis?

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